Difficoltà scolastiche e Dislessia

Per Alfred Tomatis, otorinolaringoiatra e specialista dei problemi di ascolto e di linguaggio, la maggior parte dei bambini che non sanno leggere, scrivere o contare correttamente soffrono di problemi legati all’ascolto...

La percentuale di bambini e ragazzi con difficoltà scolastiche è ogni anno sempre più alta. Come alta è la percentuale di allievi che in prima media ha ancora difficoltà di lettura.

Che cosa si intende per difficoltà scolastiche? Sotto il termine di difficoltà scolastiche si ritrova la famiglia dei dis: discalculia, disortografia, disprassia, disgrafia, e tra questi la più conosciuta e corrente è la dislessia.

A questi problemi specifici, sono quasi sistematicamente associati problemi di attenzione-concentrazione-memoria. A questo quadro si aggiunge spesso un disagio emotivo comportante e in molti casi una perdita di motivazione, di fiducia in se stessi.

Si associano anche problemi di comportamento e di socializzazione. In questo elenco di difficoltà possiamo trovare anche le recenti definizioni di ADD (disturbo dell’attenzione) e ADHD (disturbo dell’attenzione ed iperattività).

ECCO GLI INDIZI QUANDO È IN CLASSE

  • PERCEPISCE AGGRESSIVITÀ E "RISPONDE A TONO"
  • I suoni gravi sono quelli che Tomatis ha scoperto essere quelli che stancano di più; mentre gli acuti sono energizzanti e favoriscono l’attenzione e la vigilanza. Una percezione che favorisce i gravi può, a volte, portare il bambino a percepire la voce dell’insegnante più aggressiva di quanto in realtà sia, influenzando in maniera negativa eventuali modi di porsi e stati d’animo.
  • SOLO SE ATTENTO RIESCE A MEMORIZZARE
  • Il piccolo attento in classe ha un orecchio che si sintonizza maggiormente e facilmente sui suoni linguistici e mette sullo sfondo il resto. Così, parole e frasi arrivano chiare al cervello e sono per il bimbo ben definite e distinguibili l’una dall’altra, cosa che gli rende possibile memorizzare più facilmente e più spontaneamente.
  • PERDE LE PAROLE DELL’INSEGNANTE
  • Le frequenze acustiche del linguaggio devono essere percepite con maggiore forza rispetto alle frequenze dei suoni gravi che veicolano i rumori di fondo, altrimenti saranno questi ultimi a prevalere e il bimbo sarà attento sì, ma a questi, più che alla voce dell’insegnante.
  • HA BISOGNO DI PIÙ TEMPO PER RISPONDERE
  • L’orecchio destro gestisce il controllo linguistico perché è collegato più direttamente con la zona dell’analisi del linguaggio posta nell’emisfero sinistro; l’orecchio sinistro fornirebbe una sorta di controllo globale dell’informazione. Alcuni bimbi, per “mantenere le distanze” dall’interlocutore, utilizzano per ascoltare l’orecchio sinistro, allungando il circuito di passaggio del segnale e i tempi di comprensione e di risposta.

    La dislessia, può colpire i soggetti a diversi livelli, alcuni rimangono bloccati al primo: quello di decifrazione delle lettere, altri al secondo stadio: quello della riunificazione delle lettere in parole oppure nel fluire delle parole in una frase, altri più semplicemente non hanno alcun desiderio o abilità a leggere, perdendo così, assieme alla gioia della lettura, la ricchezza dei contenuti istruttivi e di svago. Le ricerche di Alfred Tomatis sulle cause della dislessia hanno evidenziato che la mancata di padronanza del linguaggio scritto è dovuta da una difficoltà di comunicazione avvenuta nella prima infanzia da parte del bambino. Tomatis considera il linguaggio non solo come sistema di apprendimento linguistico o semantico, ma come il bisogno di comunicare che nasce in tutto il corpo. La dislessia in realtà rappresenta il disturbo del processo di comunicazione che si esprime attraverso il linguaggio, linguaggio che nasce dalla scoperta del sè e dalla capacità di usare con abilità il proprio corpo.

    I dislessici sono bambini che non arrivano a questa capacità perché non hanno imparato ad ascoltare, non solo attraverso l'udito ma con tutto il loro corpo.

    Nella scrittura la parte vestibolare dell’orecchio interno è coinvolta per gestire i movimenti della mano in questo caso e in generale di tutto il corpo. La coclea, che analizza i suoni e permette la decifrazione dei suoni contenuti in ogni singola lettera, è in stretta relazione con il vestibolo per aiutarlo nella programmazione dei movimenti della mano nello scrivere.